Il tempo della fuga

Billie Holiday canta con la sua voce vellutata e indomita e in essa sentiamo riverberare la sofferenza del suo vivere travagliato, i chiodi arrugginiti che la vita ha inflitto nella sua anima. Anche Sidsel Endresen, un’altra donna del Jazz, sembra parlarci di se. La sua voce calda e meditativa ha i colori dell’autunno: l’autunno introspettivo che sotto il suo rossastro tappeto di foglie rugginose trattiene il rabbioso ruggito del sole dell’estate. Milena Buzzoni, donna e artista anche lei, con tutta la forza del metallo sopita sotto la ruggine color dell’autunno dei suoi lavori, “canta” con il linguaggio della sua arte, ci racconta la sua rabbia di donna, la sua denuncia e ribellione a tutte: “…le forzature e violenze che subiamo, soprattutto noi donne…”, come scrive lei stessa in una sua nota. E non vi é alcun compiacimento estetico nelle sue opere, nessun preziosismo. I suoi lavori hanno una “geometria riflessiva” che ha a che fare con il suo guardare la Vita, le riflessioni su di essa, i piccoli e grandi torti che il Tempo deposita sulle nostre esistenze, come la ruggine che colora il metallo e lentamente lo corrode. Ma la ruggine qui diventa “memoria”, esperienza vissuta. Milena Buzzoni priva la ruggine del potere corrosivo trasformandola in momento “narrativo” e, lasciando al metallo le sue “forme” e tutta la sua “forza resistente”, si serve di esso non più come mero elemento compositivo dell’opera, ma come soggetto dell’opera stessa, rappresentativo di quella forza e determinazione necessarie per resistere alla “…corrosione che, ahimè, continua…”, scrive ancora lei stessa. Con il suo fare Arte, con la sua “voce” riflessiva e forte allo stesso tempo, Milena Buzzoni tocca la coscienza e l’anima di ognuno di noi quando guardiamo la violenza delle “Parole di carta” compresse, ingabbiate nella sfera di metallo che le imprigiona, o quando vediamo sulla sua tela quel “grumo” di mille chiodi arrugginiti così simili agli aculei dei torti e delle ingiustizie che affliggono il nostro vivere quotidiano: il nostro “mestiere di vivere”, lo chiama Cesare Pavese. E ancora, le lettere dell’alfabeto schiacciate, umiliate sotto il torchio di un potere che vorrebbe sopprimerle per impedire che formino parole di libertà. Quella libertà in cui Milena, ostinatamente, crede con tutta la sua forza di donna e di artista e quindi… le lascia sfuggire al giogo della pressa; allo stesso modo fornisce una via di fuga alle “Parole di carta” imprigionate nella sfera di metallo, una sorta di cordone ombelicale che permette loro di evadere in un universo libero dove possano esprimersi. Non c’è quindi rassegnazione nelle opere di Milena Buzzoni, tutt’altro: sotto la ruggine dell’autunno che colora i suoi lavori c’è conservata tutta la forza e la rabbia del metallo. Quella forza e quella rabbia “riflessiva” contenuta nella “Ruota” che Milena pone in alto sul bilico della curva come a sfidare la gravità: forse è un invito a “resistere” alla Vita o, forse, una domanda sul nostro destino. Chi sa? L’Arte e gli Artisti ci pongono delle domande, le risposte sono in ognuno di noi.

Marco Privitera




Nulla succede per caso... anche in questo nuovo ciclo di lavori, Milena Buzzoni, continua a realizzare le sue opere pittoriche e scultoree recuperando elementi di storie vissute, trasformandole e plasmandole sulle superfici, come espressione di un linguaggio profondo che nasce da un'introspezione a volte stanca ma inesorabilmente inarrestabile. L'elemento che rispecchia maggiormente la condizione esistenziale dell’artista è il ferro, che qui diventa elemento per esprimere un pensiero interiore che, senza rappresentazioni, non impone barriere. Un elemento forte e solido calpestato quotidianamente, ma che continua a combattere e, come la terra, diviene metafora della vita, facendo vincere le nostre sicurezze. ll ferro si corrode, si consuma, si lacera ed è un'avventura che continua e che il tempo non può fermare. Il ferro, per la Buzzoni, rappresenta una possibilità, un'esperienza salvifica, un pezzo di vissuto che ha bisogno di uscire dai confini. Nel nostro percorso esistenziale il sistema ci infonde un logorio che quotidianamente subiamo, nel sociale, nella cultura, nell'informazione. Ecco allora che una forza propulsiva si manifesta in un forte desiderio di ribellione e di fuga che dirompe prepotentemente nel desiderio di evasione e di libertà. Libertà di pensiero, di parola, d'azione, che fa da collante a ciò che sta sulla tela e dà plasticità alla materia nelle sculture.

Simona Gavioli